Mal di testa appena svegli? Il problema potrebbe iniziare mentre dormi

Mal di testa appena svegli? Il problema potrebbe iniziare mentre dormi

Apri gli occhi e lui è già lì.

Non hai ancora acceso il telefono, non hai incontrato il tuo capo e non hai nemmeno scoperto che il caffè è finito. 

Eppure il mal di testa si è già accomodato tra le tempie, puntuale come una cartella esattoriale.

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Potresti prendere una compressa, aspettare che passi e archiviare il caso.

Oppure potresti chiamare il tenente Colombo.

Arriverebbe con il suo impermeabile stropicciato, guarderebbe il comodino, annuserebbe l’aria della camera e assumerebbe quell’espressione da uomo che sembra non aver capito nulla.

Poi inizierebbe l’interrogatorio.

Tenente: «Mi dice che il mal di testa compare appena sveglio?»
Paziente: «Esatto. Tutte le mattine.»
Tenente: «Curioso. E ieri sera che cosa ha mangiato?»
Paziente: «Niente di particolare.»
Tenente: «Potrebbe essere più preciso?»
Paziente: «Pizza, patatine, due birre e un dolcetto.»
Tenente: «Capisco. E quello sarebbe “niente di particolare”?»
Paziente: «Mangio sempre così.»
Tenente: «Ah. Allora sì, abbiamo già un particolare.»

Il mal di testa mattutino può avere diverse cause: sonno frammentato, russamento, apnee notturne, bruxismo, tensione cervicale, disidratazione, stress, caffeina, alcol e uso troppo frequente di antidolorifici.

Prima di immaginare una rarissima malattia scoperta in un ospedale svedese, però, conviene osservare la scena del crimine.

Come dormiamo? Come mangiamo? Quanto ci muoviamo? Quanta acqua beviamo? E soprattutto: vogliamo davvero trovare il colpevole oppure cerchiamo soltanto qualcosa che faccia tacere il sintomo fino a domani?

Fascicolo numero 1: il cibo spazzatura

Diciamolo senza perdere tempo: molte persone mangiano merda tutto il giorno e poi cercano il rimedio.

Colazione con biscotti industriali e crema spalmabile. Caffè al posto dell’acqua. Pranzo saltato oppure inghiottito davanti al computer. Merendina alle quattro, aperitivo alle sette, cena pesante alle dieci e integratore “detox” prima di andare a letto.

Il mattino seguente arriva il mal di testa.

A quel punto comincia l’indagine parallela:

  • sarà il materasso?
  • sarà la cervicale?
  • sarà il tempo?
  • sarà Mercurio retrogrado?
  • servirà il magnesio?
  • forse occorre eliminare il glutine?
  • potrebbe essere la carenza di qualche sostanza che costa 49 euro a confezione?

Tutto viene interrogato, tranne l’alimentazione quotidiana.

Tenente: «Lei beve abbastanza acqua?»
Paziente: «Certo. Bevo molto.»
Tenente: «Quanto?»
Paziente: «Tre caffè, una bibita a pranzo e due bicchieri di vino.»
Tenente: «Capisco. E l’acqua?»
Paziente: «Nel caffè c’è l’acqua.»
Tenente: «Sì, c’è anche nella piscina. Ma non per questo la beviamo.»

Il cibo spazzatura non è l’unica causa possibile del mal di testa. Può però contribuire a creare un ambiente favorevole attraverso aumento di peso, sonno disturbato, eccesso di sale, oscillazioni energetiche, disidratazione e consumo insufficiente di alimenti freschi.

Il problema non è la pizza mangiata una sera. È la ripetizione quotidiana di un’alimentazione industriale diventata così normale da risultare invisibile.

Fascicolo numero 2: un sonno con un alibi traballante

«Ho dormito otto ore.»

È una delle dichiarazioni più frequenti.

Ma essere rimasti a letto otto ore non significa necessariamente aver dormito bene. Si può trascorrere la notte russando, digrignando i denti, svegliandosi continuamente e cercando di digerire una cena che avrebbe richiesto l’intervento dei vigili del fuoco.

Poi, al mattino, ci si sente come se qualcuno avesse utilizzato la testa come fermaporta.

Le apnee ostruttive del sonno consistono in ripetute interruzioni della respirazione e possono essere accompagnate da:

  • russamento intenso;
  • pause respiratorie osservate dal partner;
  • risvegli con la bocca secca;
  • bisogno di urinare più volte durante la notte;
  • sonnolenza durante il giorno;
  • stanchezza anche dopo molte ore trascorse a letto;
  • mal di testa al risveglio.

Il sovrappeso può aumentare il rischio di apnee, anche se non è l’unica causa. Possono contribuire anche la conformazione delle vie respiratorie e altri fattori individuali.

Qui il tenente prenderebbe nota.

Tenente: «Sua moglie dice che lei russa.»
Paziente: «Non è vero.»
Tenente: «Come fa a saperlo?»
Paziente: «Perché dormo.»
Tenente: «È proprio questo che rende la sua testimonianza poco affidabile.»

In presenza di russamento importante, pause respiratorie e sonnolenza diurna, l’indagine non può concludersi con l’acquisto di un altro cuscino. Serve una valutazione adeguata.

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Fascicolo numero 3: la mandibola che lavora di notte

C’è chi durante la notte riposa e chi stringe i denti come se dovesse trattenere tutte le risposte che non ha dato durante il giorno.

Il bruxismo può affaticare mandibola, tempie, viso, collo e spalle. Al risveglio possono comparire:

  • mascella rigida;
  • dolore alle tempie;
  • denti sensibili;
  • muscoli facciali indolenziti;
  • tensione alla nuca;
  • segni di usura sui denti.

Il dentista può verificare se esistono tracce di serramento o digrignamento. Quando indicato, un bite può proteggere i denti.

Il bite, però, non elimina automaticamente stress, caffeina, alcol, sonno disturbato e abitudini che mantengono il corpo in uno stato di allerta.

È come mettere un casco a qualcuno che continua a prendere a testate il muro. Il casco è utile, ma prima o poi bisognerebbe parlare anche del muro.

Fascicolo numero 4: collo e spalle all’altezza delle orecchie

Passiamo ore seduti davanti a uno schermo con la testa proiettata in avanti, le spalle sollevate e il telefono praticamente saldato alla mano.

Poi, quando il collo protesta, lo accusiamo di essere debole.

Il collo non è debole. È stanco di lavorare come una gru.

La cefalea tensiva viene spesso percepita come una fascia o una pressione attorno alla testa. Può partire dalla nuca e coinvolgere collo, spalle e tempie.

Tenente: «Quante ore trascorre seduto?»
Paziente: «Otto, per lavoro.»
Tenente: «E dopo il lavoro?»
Paziente: «Mi rilasso sul divano.»
Tenente: «Facendo cosa?»
Paziente: «Guardo il telefono.»
Tenente: «Quindi cambia soltanto il mobile.»

Pause regolari, movimento e una postazione più sensata possono ridurre il carico. Chi si riconosce in questo identikit può approfondire leggendo Se anche il tuo collo ha deciso di odiarti: prova a rilassarti davvero.

Il massaggio può allentare la tensione, ma una seduta ogni tanto difficilmente può cancellare dieci ore quotidiane trascorse nella stessa posizione.

Il terapeuta rilassa i muscoli. Il lunedì mattina il proprietario li rimette esattamente dove li aveva trovati.

Caso riaperto.

Fascicolo numero 5: la disidratazione travestita da mistero

La disidratazione è un sospettato poco affascinante.

Non ha una confezione elegante, non viene dall’Himalaya e non richiede un abbonamento mensile. Per questo viene spesso ignorata.

Molte persone bevono pochissima acqua, ma parecchio caffè, vino, birra e bevande zuccherate. Quando arriva il mal di testa, cominciano a cercare una carenza di minerali rari.

Tenente: «Quanta acqua beve?»
Paziente: «Quando ho sete.»
Tenente: «E ha spesso sete?»
Paziente: «Non ci faccio caso.»
Tenente: «Però al mal di testa fa caso.»
Paziente: «Certo, perché fa male.»
Tenente: «Molto collaborativo, questo mal di testa. Almeno lui si fa notare.»

Anche saltare i pasti o alternare grandi quantità di zuccheri a lunghe ore di digiuno può favorire cali di energia e malessere.

Bere acqua e mangiare con maggiore regolarità non risolve ogni cefalea. Significa semplicemente controllare i fatti più elementari prima di aprire il reparto investigativo sugli integratori miracolosi.

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Fascicolo numero 6: lo stress che continua il turno di notte

Il corpo si mette a letto. La mente, invece, apre l’ufficio.

Ripassa discussioni, bollette, scadenze, problemi familiari e risposte brillanti che avremmo dovuto dare nel 2014.

Il cervello convoca una riunione alle due di notte e invita anche mandibola, collo e stomaco.

La meditazione trascendentale, spesso abbreviata in MT, può essere utilizzata come pratica di rilassamento. Non cancella magicamente i pensieri negativi, ma può aiutare a interrompere il rimuginio continuo e a ridurre lo stato di allerta.

Le prove specifiche sull’efficacia della MT contro il mal di testa sono ancora limitate. Non va quindi presentata come una cura certa, ma come uno strumento complementare quando stress, tensione e sonno disturbato partecipano al problema.

La parola importante è “pratica”.

Pensare che la meditazione faccia bene mentre si controllano le notifiche non equivale a meditare.

Tenente: «Lei medita?»
Paziente: «Ho scaricato un’app.»
Tenente: «La usa?»
Paziente: «Non ancora.»
Tenente: «Allora, per il momento, è il telefono che medita.»

MT e massaggio Thai Relax: interrogatorio congiunto

La meditazione trascendentale può essere abbinata a un massaggio Thai Relax delicato.

Durante la seduta si può mantenere l’attenzione sul respiro o utilizzare la propria tecnica meditativa, mentre il professionista lavora sulla tensione di schiena, spalle e collo.

La combinazione non è una formula magica e non risolve ogni tipo di mal di testa. Può però creare condizioni favorevoli a un rilassamento mentale e muscolare più profondo.

Chi non conosce le differenze tra le varie modalità può leggere Massaggio Thai con o senza olio? Guida pratica per sciogliere le tensioni a Ravenna.

Il trattamento deve essere progressivo e piacevole. Le manipolazioni violente del collo non sono necessarie per rilassarsi.

Se qualcuno afferra la cervicale come se dovesse aprire un barattolo sottovuoto, il tenente avrebbe tutto il diritto di interrompere la seduta e chiedere i documenti.

Il massaggio può ridurre temporaneamente la tensione. Non può però compensare all’infinito un’alimentazione disordinata, una vita sedentaria e un sonno maltrattato.

Può aiutare il corpo ad allentare la presa. Non può vivere al posto del proprietario.

Fascicolo numero 7: arginina e citrullina sulla scena del crimine

Arginina e citrullina sono aminoacidi coinvolti nella produzione di ossido nitrico, che favorisce la dilatazione dei vasi sanguigni.

Da qui nasce una teoria apparentemente impeccabile:

“Il mal di testa dipende dalla scarsa circolazione. Aumento la circolazione e il problema è risolto.”

Sembra logico.

Anche il sospettato con il movente perfetto sembrava logico, finché Colombo non trovava il bottone della giacca sotto il divano.

Il mal di testa non è generalmente provocato da una semplice mancanza di circolazione locale. La via dell’ossido nitrico è coinvolta anche nei meccanismi dell’emicrania e, in alcune persone predisposte, una maggiore vasodilatazione potrebbe non essere utile.

Arginina e citrullina non sono quindi rimedi universali. Prima di assumerle bisogna considerare:

  • il tipo di cefalea;
  • la pressione arteriosa;
  • eventuali malattie cardiovascolari;
  • i farmaci utilizzati;
  • la risposta individuale.

Tenente: «Perché vuole prendere la citrullina?»
Paziente: «Per migliorare la circolazione.»
Tenente: «Chi le ha detto che il problema è la circolazione?»
Paziente: «L’ho letto.»
Tenente: «Dove?»
Paziente: «Sull’etichetta della citrullina.»
Tenente: «Ah. Una testimonianza indipendente.»

Prima di affidarsi agli integratori conviene parlarne con il medico o il farmacista, soprattutto se si soffre di emicrania, pressione bassa o patologie cardiovascolari.

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Fascicolo numero 8: il glutine arrestato senza processo

Il glutine è diventato un sospettato molto popolare.

Viene accusato di gonfiore, stanchezza, mal di testa, cattivo umore e, probabilmente, anche dei ritardi dei treni.

Una dieta senza glutine è indispensabile per chi soffre di celiachia e può migliorare anche eventuali manifestazioni neurologiche associate. Per chi non ha la celiachia o un altro disturbo diagnosticato correlato al glutine, eliminarlo non garantisce automaticamente alcun beneficio.

Soprattutto, “senza glutine” non significa “sano”.

Un biscotto industriale senza glutine resta un biscotto industriale. Non diventa una zucchina perché sulla confezione c’è scritto “free”.

Se si sospetta la celiachia, gli esami vanno eseguiti prima di eliminare il glutine, altrimenti le prove potrebbero diventare meno attendibili.

Tenente: «Perché ha eliminato il glutine?»
Paziente: «Per vedere se il mal di testa passa.»
Tenente: «E ha eliminato anche dolci, pizza, birra, merendine e cibo confezionato?»
Paziente: «Sì.»
Tenente: «Allora mi perdoni, ma non ha interrogato un sospettato. Ha arrestato mezzo quartiere.»

Nel dubbio si può valutare, con criterio, anche un periodo di alimentazione ispirata alla dieta paleo: carne, pesce, uova, verdura, frutta, frutta secca e alimenti poco trasformati, riducendo drasticamente prodotti industriali, zuccheri aggiunti, alcol e farine raffinate.

Il vantaggio più evidente potrebbe non dipendere da qualche misterioso ritorno all’uomo delle caverne. Potrebbe semplicemente derivare dal fatto che, per alcune settimane, si smette di mangiare prodotti confezionati dalla mattina alla sera.

Se il mal di testa migliora nettamente, il caso potrebbe essere vicino alla soluzione. Ma non è ancora chiuso: la paleo elimina contemporaneamente glutine, molti cereali, latticini, legumi e buona parte degli alimenti industriali. Senza una reintroduzione graduale non possiamo sapere quale sospettato fosse davvero coinvolto.

Tenente: «Quindi con la paleo sta meglio?»
Paziente: «Molto meglio.»
Tenente: «Ottimo. Adesso dobbiamo capire perché.»
Paziente: «Non basta continuare così?»
Tenente: «Può farlo, ma io sono pagato per trovare il colpevole, non per lasciare cinque innocenti in galera.»

Il metodo più sensato è annotare frequenza e intensità del mal di testa prima della prova, mantenere l’alimentazione scelta per un periodo definito e poi reintrodurre gli alimenti uno alla volta, osservando la risposta.

Se, con la reintroduzione di un alimento, il disturbo ricompare più volte, abbiamo finalmente un indizio credibile. Se invece non cambia nulla, bisogna evitare di innamorarsi della teoria e riaprire gli altri fascicoli.

Prima si raccolgono le prove. Poi si restringe la lista dei sospettati. Infine si emette il verdetto.

Persino Colombo rispettava questa sequenza.

Fascicolo numero 9: una vita trascorsa sempre al chiuso

Camminare all’aperto, muoversi con regolarità ed esporsi alla luce naturale negli orari adatti può favorire il ritmo sonno-veglia e ridurre stress e immobilità.

È un intervento semplice, ma presenta un enorme problema commerciale: non può essere brevettato e venduto in capsule.

Per questo sembra meno interessante dell’ultimo integratore comparso sul mercato.

Non serve trasformarsi improvvisamente in maratoneti. Una passeggiata regolare vale più di un allenamento punitivo ogni trenta giorni, seguito da quattro settimane sul divano.

Durante un attacco di emicrania, però, caldo, luce intensa e disidratazione possono peggiorare il dolore. L’attività va quindi adattata alla propria sensibilità.

Esiste inoltre un indizio da non ignorare: se il mal di testa compare soprattutto dentro casa, interessa più persone o animali e migliora uscendo, bisogna considerare una possibile esposizione al monossido di carbonio.

In quel caso si esce immediatamente e si chiede assistenza. Niente meditazione, niente massaggio e niente secondo interrogatorio.

Fascicolo numero 10: l’antidolorifico che torna sempre sulla scena

Un antidolorifico può essere utile per controllare un episodio di mal di testa.

Il problema nasce quando diventa la risposta automatica a ogni attacco e viene assunto troppo frequentemente. In alcuni casi, l’uso eccessivo di farmaci contro il dolore può contribuire a mantenere o aumentare la frequenza della cefalea.

Tenente: «Quante compresse prende?»
Paziente: «Soltanto quando ho mal di testa.»
Tenente: «E quante volte ha mal di testa?»
Paziente: «Quasi tutti i giorni.»
Tenente: «Quindi prende compresse quasi tutti i giorni?»
Paziente: «Ma soltanto quando ho mal di testa.»
Tenente: «Sì, questa parte della deposizione l’avevo capita.»

Il farmaco può spegnere temporaneamente il sintomo. Non sostituisce l’indagine sulle cause e, se viene utilizzato troppo spesso, merita una valutazione medica.

Il diario delle prove

A questo punto il tenente tirerebbe fuori un taccuino.

Per due o quattro settimane si possono annotare:

  • orario di comparsa del dolore;
  • durata e intensità;
  • zona della testa interessata;
  • qualità del sonno;
  • russamento e risvegli;
  • tensione di collo e mandibola;
  • cibi e bevande consumati;
  • quantità d’acqua;
  • caffeina e alcol;
  • farmaci e integratori;
  • attività fisica;
  • tempo trascorso all’aperto;
  • stress e stato d’animo.

Il diario non cura il mal di testa. Mette semplicemente le prove sul tavolo.

Naturalmente si può continuare a ignorarle. È una strategia molto diffusa.

E il medico che cosa dovrebbe fare?

Il medico può misurare la pressione, valutare i sintomi, verificare i farmaci, riconoscere eventuali segnali di apnee notturne e decidere se siano necessari esami o visite specialistiche.

Non possiede una sfera di cristallo. Se il paziente dichiara di mangiare “abbastanza bene” e dimentica aperitivi, bibite, snack, alcol e cene ordinate cinque volte alla settimana, l’indagine parte già con una testimonianza incompleta.

Il medico non può nemmeno modificare abitudini che la persona non vuole cambiare.

Può escludere le cause più serie, formulare una diagnosi e proporre un trattamento. Non può costringere qualcuno a dormire meglio, camminare, bere acqua o smettere di trattare il proprio corpo come un cestino dei rifiuti.

Una valutazione diventa particolarmente importante quando il mal di testa è nuovo, ricorrente, sta peggiorando o cambia caratteristiche.

Serve assistenza urgente se il dolore:

  • compare improvvisamente ed è violentissimo;
  • si associa a difficoltà nel parlare o nel camminare;
  • provoca debolezza o perdita di sensibilità;
  • è accompagnato da confusione, convulsioni o perdita della vista;
  • compare con febbre alta e rigidità del collo;
  • insorge dopo un trauma cranico.

Non perché ogni mal di testa nasconda qualcosa di grave, ma perché un buon investigatore controlla prima gli indizi che non può permettersi di perdere.

Il confronto finale

Il tenente appoggia il taccuino sul tavolo.

Davanti a lui ci sono le prove: sonno disturbato, poca acqua, cibo industriale, troppe ore trascorse seduti, stress, alcol, caffè e antidolorifici utilizzati con eccessiva disinvoltura.

Il proprietario del mal di testa continua a dichiararsi innocente.

Tenente: «Quindi lei vuole che il mal di testa scompaia?»
Paziente: «Certamente.»
Tenente: «È disposto a cambiare colazione?»
Paziente: «Vediamo.»
Tenente: «Bere più acqua?»
Paziente: «Quando mi ricordo.»
Tenente: «Camminare ogni giorno?»
Paziente: «Non ho tempo.»
Tenente: «Ridurre alcol e cibo spazzatura?»
Paziente: «Non esageriamo.»
Tenente: «Meditare con regolarità?»
Paziente: «Da lunedì.»
Tenente: «Capisco. E nel frattempo?»
Paziente: «Cercavo un integratore.»

Silenzio.

Il caso, tecnicamente, è risolto.

Il verdetto

Il mal di testa mattutino non ha sempre una sola causa. Può essere il risultato dell’incontro tra sonno disturbato, tensione muscolare, stress, sedentarietà, alimentazione disordinata e predisposizione individuale.

Farmaci, integratori, meditazione e massaggi possono avere un ruolo. Nessuno di questi strumenti riesce però a trasformare automaticamente uno stile di vita distruttivo in uno stile di vita sano.

La vera indagine non consiste nel trovare il rimedio più rapido. Consiste nel capire quali comportamenti continuiamo a ripetere nonostante le prove.

Il tenente si avvia verso la porta. Sembra finalmente deciso ad andarsene.

Poi si ferma, si gira e solleva un dito.

«Mi scusi… soltanto un’ultima cosa. Lei vuole davvero scoprire da dove viene il mal di testa oppure vuole soltanto qualcosa che lo faccia tacere fino a domani?»

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